oceanografia pag. 6
23-01-12

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Pesci

 Animali vertebrati di cui si conoscono più di 22.000 specie, suddivisi in :

·         agnati, i più antichi vertebrati conosciuti (500 milioni di anni fa), nel Paleozoico costituivano un gruppo assai vasto e differenziato, formato da 4 classi diverse; di queste sopravvive oggi solo quella dei ciclostomi (lamprede e missine); sono caratterizzati dall’assenza di mascelle, corpo di forma allungata, simile a quello delle anguille, molle e con pelle nuda, senza squame. Hanno scheletro interno cartilagineo. Privi di pinne pari, hanno una sola narice mediana e uno o due occhi. L’apparato boccale è modificato in un disco tappezzato di dentelli con cui aderisce al corpo di altri pesci, lacerandone l'epidermide e succhiandone il sangue.

 

·         condroitti (squali, razze e chimere), caratterizzati da scheletro cartilagineo. Ne fanno parte circa 650 specie, quasi esclusivamente marine e carnivore predatrici. I denti, scaglie placoidi modificate, non sono fusi con la mascella e vengono progressivamente sostituiti. Le fessure branchiali sono scoperte, non protette da un opercolo come nei pesci ossei. È inoltre presente uno spiracolo, vale a dire un’apertura da cui entra l’acqua destinata a bagnare le branchie. Il tubo digerente, pressoché privo di anse, è dotato di una valvola a spirale che ha la funzione di aumentare la superficie assorbente e migliorare l’efficienza digestiva. Manca la vescica natatoria, che negli altri pesci serve per regolare il galleggiamento a profondità diverse o, in alcuni casi, per respirare ossigeno atmosferico.

 

·         osteitti (pesci ossei). La principale caratteristica  è la presenza di tessuto osseo nello scheletro: nelle forme più primitive, come negli storioni, esso ne rappresenta solo un componente, insieme al tessuto cartilagineo; nelle più evolute, l’unico. Il tessuto osseo è presente anche nelle scaglie, che sono di forma e natura diversa da quelle tipiche dei condroitti o pesci cartilaginei. Un’altra caratteristica esclusiva della classe è la vescica natatoria, una specie di sacco ripieno di gas (principalmente ossigeno), che consente al pesce di adattare il proprio peso specifico a quello dell'acqua, in modo da regolare il galleggiamento al variare della profondità.  Gli osteitti, cui appartiene la maggior parte dei pesci, comparvero nel corso dell’Eocene, vale a dire intorno a 50 milioni di anni fa.

Nelle pagine che seguono sono descritte più dettagliatamente alcune fra le specie più rappresentative dei pesci :

 

Scorfano

 

Lo scorfano è un predatore che vive facendo agguati, tendendo trappole alle sue vittime prendendo l'aspetto dei fondali che frequenta con le sue capacità mimetiche.                .         
Appartenente alla famiglia degli scorpenidi, nel Mediterraneo tre sono le specie di scorfano più comuni: lo scorfano rosso(scorpena scrofa), il più grande, che vive lungo le pareti rocciose profonde; lo scorfano nero(scorpena porcus), che si apposta invece fra le rocce più superficiali; lo scorfanotto, il più piccolo, che si nasconde lungo le pareti in ombra e alle alte profondità sui fondali di sabbia e fango. Avendo un'apertura della bocca enorme, con uno scatto in avanti della mandibola, la trasformano in un imbuto,   risucchiando la preda.
Un'arma ulteriore è costituita poi dal veleno che sono in grado di produrre come arma di difesa e che inoculano tramite le punte della pinna dorsale. La puntura degli scorfani provoca dolori martellanti e, a seconda delle dimensioni del pesce e del proprio stato di salute, la vittima può giungere a perdere conoscenza, soffrire di vertigini, ipotensione, abbassamento della frequenza cardiaca, disturbi della respirazione. La tossina - si tratta di una cardiotossina - viene disattivata con il calore.

 

Murena

 

Pesce osseo dal corpo lungo e affusolato, l’unico appartenente alla famiglia dei murenidi.  Privo di scaglie come tutti gli anguilliformi, non ha pinne pettorali. Dotata di denti aguzzi e forti mascelle, è vorace predatore ed ha una vitalità incredibile. Vive comunemente in tutti i mari caldi e temperati, nascosta nei buchi fra le rocce, anche in bassissimi fondali. Se provocata o spaventata, infligge morsi dolorosi.

 

Squali

 

Ordine di pesci cartilaginei dal corpo fusiforme, comprendente circa 340 specie tra squali, pesci martello, pescecani e spinaroli. Nella maggior parte dei casi sono grandi predatori, capaci di cacciare sia in acqua bassa che in profondità; sono prevalentemente marini e abbondano soprattutto in acque tropicali e subtropicali. Sono noti come carnivori aggressivi, che attaccano addirittura membri della loro stessa specie; tuttavia le due specie di taglia maggiore, lo squalo gigante o pesce elefante (Cetorhinus maximus) e lo squalo balena (Rhyncodon typus) sono innocui consumatori di plancton, che filtrano dall'acqua attraverso le fessure branchiali.

 

Razza

 

Le dimensioni degli squali variano da 50 cm, a quelle dello squalo balena, con i suoi 15 m di lunghezza massima. La colorazione dominante è il grigio. La pelle, coriacea, è coperta di scaglie piccole e appuntite. La coda è asimmetrica con la parte superiore più sviluppata. I denti non sono di materiale osseo, ma dermico: si logorano rapidamente e vengono continuamente persi e sostituiti. Privi di vescica natatoria (l’organo che negli altri pesci regola il galleggiamento), gli squali devono sempre muoversi altrimenti tendono ad andare a fondo. Gli squali hanno un acuto senso dell'olfatto, che permette loro di individuare in acqua anche minuscole tracce di sangue. La vista è meno sviluppata. Per quanto riguarda l’udito, è finemente direzionale e particolarmente sensibile ai suoni di bassa frequenza.  Gli attacchi all’uomo sono relativamente poco numerosi, ma di questi circa un terzo risulta mortale. Fra gli squali, i più pericolosi per l'uomo sono lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), il pesce martello (Sphyrna zygaena), lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier) e la verdesca  o squalo azzurro (Carcharias glaucus o Prionace glauca). La carne di squalo, simile a quella del pesce spada e tradizionalmente apprezzata nei paesi dell'Est asiatico, oggi si trova sempre più spesso anche sui mercati occidentali.

 

Pesci cartilaginei dal corpo appiattito di forma romboidale, vivono ovunque nei mari caldi e temperati.   Le razze sono gli unici animali in grado di produrre una forte corrente elettrica, ma non tutte le specie sono elettriche, molte invece hanno un pungiglione al termine della coda. La carne della razza bavosa o razza cappuccina (Raja batis) è molto apprezzata in Europa. Oltre a essa, nei mari italiani sono presenti altre specie, fra cui la razza bianca, la razza chiodata, la razza istrice. 

 

Ippocampo

 

Ippocampo o Cavalluccio di mare, in realtà si tratta di un pesce (Hippocampus hippocampus) singnatiforme, stessa famiglia di cui fanno parte anche i pesci ago, dalla testa che ricorda quella di un piccolo cavallo. Dal punto di vista riproduttivo, essi presentano una caratteristica singolare per cui la femmina depone le uova in una tasca ventrale del maschio, che le custodisce fino alla schiusa. Il corpo è compresso, la coda allungata, il tegumento costituito da una serie di placche ossee rettangolari, con numerose spine e proiezioni lungo le linee di giunzione. In alcune specie, come il cavalluccio fillotterige (Phyllopterix eques), queste spine, insieme alle pinne divise e nastriformi, rendono l'animale molto simile alle alghe fra le quali vive. Nei mari temperati e caldi vivono circa 30 specie di cavallucci marini, tutti diffusi nei pressi delle coste. In questa famiglia i maschi si occupano della cura delle uova, che vengono protette in una tasca addominale o borsa incubatrice finché non si schiudono. Sono caratterizzati dal fatto di non avere una vera e propria dentatura, si cibano infatti di plancton.
Il Cavalluccio marino si muove usando come propulsore la pinna dorsale, che batte intorno a 70 volte al minuto, ma ha anche due pinne pettorali vicino alla testa che utilizza per le manovre e una coda prensile che adopera per ancorarsi al corallo, alghe o gorgonie. Raggiungono una lunghezza di circa 15 cm e vivono in acque basse, non oltre i 60 m.

 

Cetacei

I Cetacei, mammiferi marini, vanno suddivisi in due gruppi: misticeti e odontoceti. I primi (balene, megattere e balenottere), privi di denti, si nutrono di plancton, filtrandolo con strutture ossee pendenti dal palato, chiamate fanoni . I secondi (capodogli, orche, delfini), provvisti di potente dentatura, sono predatori. Entrambi dispongono di un sistema di ecolocalizzazione che, sfruttando il principio del sonar, permette loro di percepire la profondità dei fondali, individuare gli ostacoli e i banchi di plancton. 
Le balene vere e proprie sono prive di pinna dorsale mentre ne sono in possesso le balenottere, il cui nome significa proprio "balene con l'ala". Queste ultime, nonostante il nome, non sono più piccole delle balene, anzi l'Azzurra, che può raggiungere i 30 metri di lunghezza e pesare 130 tonnellate, è uno dei più grandi animali viventi; la comune arriva a 27 m. Famose per i loro spettacolari salti fuori dall'acqua, estremamente rare nel Mediterraneo, sono le megattere, balene dalle grandi pinne pettorali  (fino a 1/3 del corpo del cetaceo).

I cetacei comunicano fra loro emettendo suoni ad alta frequenza (fino a 300.000 Hz) non percettibili dall'orecchio umano.

 

   Megattera

 

 Il capodoglio è un animale di notevoli dimensioni, lungo 18 metri e pesa 50 tonnellate, riesce a scendere negli abissi fino a più di 1.000 metri di profondità, per un periodo variabile tra i 30 e gli 80 minuti, per cacciare i calamari giganti di cui si nutre.

 

Delfino

 

Mammifero agile e aggraziato,  con una pinna dorsale triangolare, un tipico muso a becco e una straordinaria intelligenza. Si dividono in delfini maggiori, o tursiopi (Tursiops truncatus), dal muso a becco corto e delfini comuni (Delphinus delphis), i più diffusi: lunghi da 1,5 a 2,5 m e di peso fino a 120 kg. Presente in tutti i mari caldi e temperati del mondo, compreso il Mediterraneo, vive in popolosi gruppi nutrendosi di pesci che cattura in superficie.

                      

PARTE IV  :    ECOLOGIA  MARINA

La sequenza di rapporti alimentari esistente tra gli organismi di un ecosistema che si nutrono l’uno dell’altro è molto complessa. Dipende dal tenue equilibrio che in ambiente acquatico vi è fra materia organica ed inorganica; nell’acqua esistono in soluzione numerosi elementi inorganici (ossigeno, azoto, fosforo, carbonio, ecc.) che sono indispensabili per la formazione ed il successivo mantenimento di organismi viventi. Le forme di vita che si mantengono utilizzando gli elementi inorganici (ad es. le piante), a loro volta sono indispensabili perché costituiscono il cibo di forme di vita di livello superiore (animali), e così via, formando una ideale maglia di anelli collegati gli uni agli altri (catena alimentare). Ovviamente un fattore esterno che distrugge o modifica anche un solo anello di questa maglia, altera questo equilibrio,  mettendo a rischio di estinzione una o più specie, e in casi estremi potrebbe anche  minacciare tutte le forme di vita esistenti sul pianeta. Il fattore di pericolo principale è costituito dall’inquinamento del mare, dovuto alle immissioni accidentali o intenzionali di petrolio, all'apporto di sostanze inquinanti, fosfati, nitrati e composti azotati usati in agricoltura come fertilizzanti e trasportate fino al mare dai corsi d'acqua e agli scarichi urbani ed industriali degli insediamenti costieri. Questi ultimi, in particolare, contengono ogni sorta di contaminanti (metalli pesanti, sostanze chimiche tossiche, materiale radioattivo, agenti patogeni, pesticidi e materiali plastici). Gli inquinanti vengono trasportati dalle correnti marine fino a grande distanza.

 

                           L’inquinamento urbano

Alcuni dei principali inquinanti idrici sono: le acque di scarico contenenti materiali organici che per decomporsi assorbono grandi quantità di ossigeno; parassiti e batteri; i fertilizzanti e tutte le sostanze chimiche adoperate dalle aziende agricole che provocano il fenomeno dell’ eutrofizzazione (abnorme crescita delle alghe che, consumando tutto l’ossigeno presente nell’acqua provocano la morte propria e di tutti gli organismi circostanti, quindi, decomponendosi, formano grandi masse filamentose che vengono trasportate dalle correnti, rendendo inospitale l’ambiente: è noto il disastro provocato qualche anno fa dalla mucillagine nel mar Adriatico); i pesticidi e svariate sostanze chimiche organiche (residui industriali, tensioattivi contenuti nei detersivi, sottoprodotti della decomposizione dei composti organici); il petrolio e i suoi derivati; metalli, sali minerali e composti chimici inorganici; sabbie e detriti dilavati dai terreni agricoli, dai suoli spogli di vegetazione, da cave, sedi stradali e cantieri; sostanze o scorie radioattive provenienti dalle miniere di uranio e torio e dagli impianti di trasformazione di questi metalli, dalle centrali nucleari, dalle industrie e dai laboratori medici e di ricerca che fanno uso di materiali radioattivi.  Da qualche tempo, tuttavia, una maggiore attenzione viene rivolta anche al delicato problema di riduzione dell’inquinamento urbano e industriale attraverso processi di depurazione, fortemente incentivati dalla comunità europea. 

  

                   L’inquinamento da idrocarburi

Il petrolio e i suoi derivati riversati in mare formano sulla superficie dell'acqua pellicole oleose che, impedendo l'assorbimento della luce e dell'ossigeno atmosferico, provocano l’estinzione del fitoplancton, base alimentare di molti organismi marini. Nel petrolio, inoltre, sono presenti anche idrocarburi aromatici che possono costituire un grave pericolo per la salute dell'uomo, al quale giungono attraverso la catena alimentare marina.

L'inquinamento da idrocarburi può essere sistematico o accidentale. Quello accidentale è prodotto, nella maggior parte dei casi, dal riversamento in mare di ingenti quantità di petrolio da petroliere coinvolte in incidenti di navigazione (collisioni, incagliamenti, incendi, esplosioni, naufragi) ed è causa di considerevoli danni agli ecosistemi marini e litorali.  Il più grave episodio in assoluto fu, tuttavia, quello verificatosi nel 1979 nei pressi delle isole Trinidad e Tobago: la collisione di due superpetroliere, la Aegean Captain e l'Atlantic Empress, provocò la fuoriuscita di circa 2.160.000 barili (270.000 tonnellate) di petrolio.      Solo il 10% degli idrocarburi che contaminano i mari proviene, tuttavia, da riversamenti accidentali.       Il resto proviene da fonti croniche, quali la ricaduta di particelle inquinanti dall'atmosfera, infiltrazioni naturali, dilavamento degli oli minerali dispersi nell'ambiente, perdite di raffinerie o di impianti di trivellazione su piattaforme in mare aperto e, soprattutto, lo scarico a mare di acque di zavorra da parte di navi cisterna e petroliere :  consegnato il proprio carico alle raffinerie, le petroliere pompano nelle cisterne acqua che serve da zavorra per il viaggio di ritorno e che viene scaricata in mare prima di giungere ai terminali di carico, contribuendo, così, a produrre un tipo di inquinamento sistematico, o cronico, spesso molto più grave di quello accidentale. A partire dagli anni Settanta, una serie di convenzioni internazionali hanno imposto la realizzazione di petroliere con impianti per la raccolta e il trattamento delle acque contaminate presso i terminali di carico del greggio e i porti di scalo, ma tali direttive, a causa del loro elevato costo, sono state attuate solo in parte.

Oltre a ciò, durante la guerra del Golfo del 1991, gli irakeni riversarono nel golfo Persico 460.000 tonnellate di greggio; e gli stessi continuano a compiere attentati agli impianti, nel corso della guerra americo-irakena (2003).

 

                  Le Aree Marine Protette  ( A.M.P.)

Le Aree Marine Protette (AMP) sono gli ambienti marini costituiti dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le loro caratteristiche naturali, con particolare riguardo alla flora e alla fauna, e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.

Il principale obiettivo di un’AMP è la conservazione degli equilibri naturali e la protezione dei valori biologici ed ecologici, grazie al mantenimento della diversità biologica e genetica, alla protezione degli habitat e delle aree di riproduzione. Per ottenere questo risultato è necessario ricercare il consenso delle comunità coinvolte, sostenendo e valorizzando le attività produttive compatibili con l’equilibrio naturale e sviluppando programmi di educazione ambientale.

L’Unione Europea tutela alcuni ambienti marini mediterranei, quali la prateria di Posidonia, le lagune, gli stagni e le dune. In Italia, le AMP costituiscono da decenni una questione dibattuta che ha portato alla promulgazione di due leggi nazionali (979/82 “Disposizioni sulla difesa del mare” e 394/91 “Legge quadro sulle aree protette”) e alcune regionali.

A tutto il 2000, sono state istituite, in Italia, diverse AMP. Le più note, quella di Miramare a Trieste, gestita dal WWF, e quella dell’isola di Ustica, gestita dal Comune, presentano una sufficiente struttura scientifica ed organizzativa.

 

 L’AREA MARINA PROTETTA DI USTICA

La prima area marina protetta d'Italia è nata a 36 miglia dalla costa siciliana, nelle acque dell'isola di Ustica, splendido lembo di terra di origine vulcanica, alla quale si è da poco felicemente aggiunta la riserva terrestre d'istituzione regionale. La Riserva Marina è suddivisa in tre livelli di protezione. Cernie brune (Ephinephelus marginatus) di dimensioni ragguardevoli si muovono eleganti tra le rocce degli spettacolari fondali dell'isola, mentre i polpi si nascondono nelle fessure in attesa delle prede. Gorgonie, attinie, i rarissimi coralli neri del Mediterraneo (Gerardia savaglia), i tordi, i coloratissimi molluschi nudibranchi e i pesci pelagici si lasciano osservare senza timore. La Riserva offre anche a chi non pratica gli sport subacquei la possibilità di osservare i fondali e i ricchi banchi di pesci da barche con il fondo trasparente.

 L’espansione dei fondali oceanici Correnti oceaniche Il plancton ed il krill Molluschi Pesci