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news gennaio 2007
16-01-07

MAGGIO 2007

©  CEDIFOP 2004 tutti i diritti riservati

 

Salve a tutti

nella news di Maggio, dando continuità all'annunciato Convegno del 14 aprile scorso, riportiamo i vari articoli che sono stati scritti sul Convegno, ribadendo il concetto che una legge sulla subacquea professionale/industriale è sempre piu necessaria affinchè  questo settore abbia finalmente il suo giusto riconoscimento.
 
Tutti i tentativi di mischiare la subacquea sportiva (agonistica), ricreativa (diving) con quella professionale/industriale (palombari, sommozzatori, OTS, OTI) non possono che essere criticate sia da noi, che da tutti quelli che durante il convegno del 14 aprile hanno con i loro interventi ribadito questo concetto (IDSA, CMAS, ADISUB, RSTC). E' anche questo che ci porta a contestare la validità della proposta 1394 dell'On. Bellotti (dicembre 2006), che è l'ennesimo tentativo di globalizzare le attività subacquee, facendo confusione e non definendo gli ambiti di competenza degli OTS. Per esempio, le disposizioni dell'ordinanza n.ro 77 del 1992 della capitaneria di porto di Ravenna vengono completamente ignorate. Non vengono definiti gli ambiti lavorativi degli OTS in maniera netta, nè vengono menzionati gli standard minimi per la loro qualificazione.
 
E' un tentativo che porterà di nuovo un altro vuoto legislativo, almeno per il settore professionale/industriale. Mi sembra un regresso che squalifica l'OTS Italiano e non un progresso che permette il riconoscimento dei nostri operatori anche all'estero, contrariamente agli intenti manifestati dal legislatore nella parte introduttiva.

Anche per tutto questo è stato organizzato il convegno del 14 aprile scorso a Palermo. (http://www.cedifop.it/1997/le%20foto.htm)

E' nostra convinzione, che c'è assolutamente bisogno di una legislazione separata per chi fa la professione di OTS da chi fa la professione di subacqueo sportivo o ricreativo, con disposizioni e leggi nettamente separate.

Tutto questo, ma anche tantissime altre osservazioni in negativo,  portano la nuova proposta legislativa ed essere da noi contestata e discutibile nella sua validità, e che ci obbliga moralmente a continuare sulla strada intrapresa per presentare le basi di una nuova proposta legislativa che viene dagli operatori che da anni operano nel settore sia come associazioni internazionali di categoria, sia come ditte di lavori subacquei, sia come enti di formazione nel settore, ma anche e soprattutto dagli operatori che esercitano la professione di OTS.
 
Noi continueremo nel nostro intento di definire, nelle prossime settimane, le basi di una proposta legislativa dedicata al settore della subacquea professionale/industriale,  che qualifica l'operatore tecnico subacqueo italiano sia a livello nazionale che internazionale, sperando  dopo tanti decenni e dopo tanti tentativi, di riuscire a sensibilizzare i legislatori ad approvare una legge lineare e senza ambiguità,  che rappresenti equamente e valorizzi tutti gli operatori del settore della subacquea professionale industriale.
 
Manos Kouvakis
direttore CEDIFOP
 
 

 


 
Lavoro Subacqueo: Due volte... sommerso

“Sommerso” per antonomasia, il lavoro degli operatori subacquei lo è forse anche per quel che riguarda la regolarità.
 
E’la tesi sostenuta dall’IPSEMA in occasione del Convegno del Centro Studi CE.DI FO.P, tenutosi a Palermo il 14 aprile scorso sul tema Disciplina delle attività subacquee ed iperbariche: le basi per una nuova proposta legislativa.
 
Manos Kouvakis, Direttore del Centro, ha introdotto i lavori parlando del vuoto legislativo che contraddistingue il settore, anche avuto riguardo alla singolare circostanza che non una delle varie proposte di legge presentate negli ultimi anni è stata mai varata dal Parlamento. Anche se sembra che ora voglia farsene carico l’on.Nino Lo Presti il quale, come autorevole esponente della Commissione Lavoro della Camera e della Commissione di controllo degli Enti previdenziali, ricopre ruoli significativi per fare chiarezza e riempire il vuoto legislativo su questa tipologia di lavoro, due volte sommerso.
 
Già il particolare ambiente di lavoro, caratterizzato da ben maggiori rischi che corrono gli operatori, ha visto l’IPSEMA confermare l’obbligo del datore di lavoro di versare un premio aggiuntivo. Ma, se si approfondisce il problema, si scoprono subito alcune non commendevoli particolarità. Infatti a tutelare il lavoro dei subacquei dipendenti non c’è, misteriosamente, solo l’Istituto di Previdenza del Settore Marittimo che, appunto, si occupa di “gente di mare” ma anche l’INAIL. Che con il mare, francamente, non ha molto a che fare. Tanto che logica e buon senso vorrebbero che tutto il lavoro subacqueo facesse capo esclusivamente all’IPSEMA, per la sua specificità e la sua specializzazione.
 
E non solo perché guardando ai subacquei (ivi comprendendo, come è ovvio, palombari e sommozzatori), l’INAIL assicura appena poche centinaia di lavoratori, mentre l’IPSEMA appena poche decine. Con un numero di infortuni che per l’INAIL è stato nel 2005 di 28 casi e per l’IPSEMA, nello stesso anno, solo di uno, e purtroppo mortale per asfissia meccanica. Dati che fanno ipotizzare la esistenza di lavoro sommerso.
 
Un grande equivoco poi si rileva dalle denunce che, per l’IPSEMA sono relative ai marittimi-sommozzatori imbarcati prevalentemente sul naviglio ausiliario, ma anche sui rimorchiatori e sulle navi da pesca costiera. Appena tre questi ultimi, quasi a far concludere, per esempio, che i pescatori addetti alla pesca del corallo sarebbero insolo altrettanti. Il che è semplicemente ridicolo. E preoccupante.
 
Ci potrebbero  essere dunque lavoratori sommersi, nascosti nelle pieghe del lavoro autonomo e cooperativistico o assolutamente non denunciati. Al di là di quanti, dipendenti dello Stato, svolgono attività subacquee (nelle Capitanerie di Porto, nella Guardia di Finanza, nei Carabinieri). Ma gli infortuni nei quali essi sono incorsi non godono della minima prospettiva di un’opera istituzionale di prevenzione, nonostante i maggiori pericoli che affrontano: in questa casistica di lavoro pubblico, infatti, lo Stato si affida alla “gestione per conto” effettuata dall’INAIL che lo sostituisce, salvi successivi rimborsi, nella erogazione delle prestazioni: troppo poco, invero per assolvere gli obblighi di garantire soprattutto la sicurezza del lavoro, con la necessaria opera di prevenzione.
 
Al di fuori di queste categorie, ed anche in questo caso solo per fare un esempio, è legittimo interrogarsi su un settore nel quale operano certamente i subacquei: quello della archeologia sommersa, se solo per il progetto Archeomar, e cioè la prima ricerca organica e fruttuosa di reperti sommersi, disposta dal Ministero dei Beni Culturali, sono stati impiegati qualche anno fa cento subacquei.
 
Oppure -sempre ad iniziativa dello stesso Dicastero e su sollecitazione dell’IPSEMA- si è dato il via alla ricerca subacquee, nella rada di Napoli, dei relitti della flotta borbonica che l’Ammiraglio Nelson dispose, non responsabilmente, nel 1799 che fosse incendiata ed affondata. Anche se in questo caso si è fatto ricorso allo STAS (Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea) guidato dal Dottor Claudio Moccheggiani Carpano, un grande esperto della pubblica amministrazione in materia e che ha dovuto però ricorrere all’intervento dei Carabinieri subacquei: le Direzioni e le Soprintendenze del Ministero non dispongono in organico, e sarebbe ora che ne avessero,  di archeologi subacquei: e da qui l’iniziativa legislativa parlamentare dell’on.Calasio che ha opportunamente proposto che il Ministero possa dotarsene.
 
Del resto l’archeologia subacquea costituisce una eccezionale risorsa identitaria del nostro patrimonio marino, capace di sviluppare economia ed occupazione attraverso iniziative turistiche culturali. Si pensi ad esempio, alla iniziativa del Ministro per i Beni Culturali, on. Francesco Rutelli, di effettuare scavi archeologici subacquei a Miseno, nel comune di Bacoli, dove avevano sede sia la grande flotta imperiale romana che i cantieri.
 
Lavori che sarebbe bene si comprendesse chi sia destinato ad eseguirli e dai quali il territorio, unico per ambiente, reperti, storia e cultura dei Campi Flegrei, nei quali va già ricompreso il parco archeologico sottomarino di Baia,  potrebbe arricchirsi con la scoperta degli affascinanti relitti di antichissime triremi.
 
Dal convegno del CE.DI FOP. -al quale hanno dato rilevanti contributi di idee i presidenti  di Enti ed Associazioni nazionali ed internazionali del settore- potrebbero ora derivare tutti gli elementi utili per definire i contenuti di un proposta normativa in grado di ridurre, se non di eliminare, il lavoro irregolare che si è sinora alimentato del vuoto legislativo. Rispondendo positivamente anche alla tesi sostenuta nel convegno dall’IPSEMA, riguardante lo “status” del lavoratore subacqueo che è sì iscritto allo speciale registro tenuto dalle Capitanerie ma non sembra essere considerato, a tutti gli effetti, un marinaio. Come se la  sua attività  non costituisse un aspetto specifico di quello più generale del lavoro marittimo e non fosse il mare, per le particolari condizioni ambientali e delle prestazioni lavorative che vi svolgono i subacquei, a dettare le sue severe leggi a chi dunque vi opera.
 
Con l’obbligo per lo Stato di tenerne ben conto. In termini di prevenzione dei maggiori rischi corsi e di prestazioni adeguate alla necessaria tutela degli eventi qualora, malauguratamente, dovessero verificarsi.
 
 
                                                                 Antonio Parlato  
 Presidente dell’IPSEMA 
Istituto di Previdenza Settore Marittimo
 
(Articolo pubblicato su Il Denaro del 28 aprile 2007)
 
 

 
Subacquea e OTS: Una legge necessaria

 

Determinare le linee guida per un nuovo disegno di legge sul settore della subacquea. E' stato questo il fulcro del convegno "Disciplina delle attività subacquee ed iperbariche: Le basi per una nuova proposta legislativa", organizzato a Palermo dal Centro Studi C.E.DI FO.P, con il patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, della Regione Siciliana, dell'IPSEMA - Istituto di prevenzione per il settore marittimo, del DETA - Dipartimento di diritto dell'economia, dei trasporti e dell'ambiente della Facoltà di economia dell'Università di Palermo.

 

L'attività degli Operatori tecnici subaquei (Ots) continua a far riferimento ad un decreto ministeriale del 1979. Le successive proposte di legge, in particolare negli ultimi dieci anni, si sono fermate per mancate convergenze parlamentari, per tempi tecnici non coincidenti con quelli delle varie legislature, e anche per le caratteristiche delle normative presentate. Finora tutte le proposte puntavano a regolare i tre settori della subacqua - professionale, sportivo, ricreativo - in una unica legge (anche l’ultima del dicembre 2006 - proposta di legge n.1394 dell’On. Bellotti). Questo orientamento si è però rivelato infruttuoso e oggi i rappresentanti delle varie organizzazioni concordano che invece ogni settore deve avere una specifica legge.

 

Il convegno, svoltosi presso la Sala Congressi della Provincia Regionale di Palermo, con la collaborazione degli allievi del Cedifop, ha visto susseguirsi gli interventi di professionisti del settore, personalità istituzionali della Provincia di Palermo e della Regione siciliana, giornalisti. I lavori sono stati aperti da Francesco Mangiaracina, Assessore della Provincia alle politiche di coesione territoriale e promozione delle autonomie locali, che ha sottolineato le potenzialità del capoluogo siciliano nello sviluppo delle attività marittime.

 

Palermo, il cui nome ellenico Panormos ("tutto porto") è indicativo della natura originaria, insieme con tutta la Sicilia si appresta ad affrontare una sfida decisiva. L'Unione europea ha stabilito che nel 2010 il Mediterraneo diventerà area di libero scambio. In quel momento per gli stati, le regioni, le città che si affacciano sul Mediterraneo inizierà una nuova fase storica. Palermo e la Sicilia hanno l'opportunità di far valere la propria centralità geografica, purché siano in grado di offrire condizioni logistiche e servizi di alto valore aggiunto in tutti i settori marittimi: dal turismo alla marina mercantile alla formazione professionale.

 

Quest'ultimo settore, citato insieme alla sicurezza e alla legislazione in tutti gli interventi dei relatori, è stato subito affrontato da Achille Ferrero, presidente di CMAS - Confèdèration Mondiale des Activitès Subacquatiques (responsabile per la formazione di subacquei e di istruttori) che ne ha tracciato l'evoluzione, ricordando anche Luigi Ferraro (Quarto dei Mille, 1914 - Genova, 2006), incursore della Regia Marina durante la Seconda guerra mondiale, medaglia d'Oro al Valor Militare, che nel Secondo dopoguerra si impegnò nella promozione dei principi e delle tecniche di immersione nella subacquea civile, di cui è componente essenziale la sicurezza.

 

E' stato questo un tema che Antonio Parlato, presidente di Ipsema, ha sviluppato all'interno della questione sull'assicurazione per chi svolge attività subacquea. La necessità di maggiori controlli è direttamente proporzionale sia alle tutele per gli operatori, sia alla sicurezza nello svolgimento della professione, sia alle opportunità di lavoro.

 

Certezza e chiarezza della legge è il punto qualificante del settore nei paesi anglosassoni e del Nord Europa, ha ricordato Giulio Melegari, presidente IDSA - International Diving Schools Association (fondata nel 1982 per la ideazione di parametri professionali validi a livello internazionale), portando ad esempio i testi in materia che fissano parametri ineludibili per operatori e imprenditori nella subacquea professionale. Oltre alla necessità della legislazione, componente rilevante è anche l'autodisciplina individuale, che deriva dalla esperienza.

 

Il principio della chiarezza della norma vale anche in ambito sportivo e ricreativo; quest'ultimo a volte fatto rientrare in quello sportivo. Gaetano Occhiuzzi, presidente Adisub e vicepresidente RSTC Europe (fondata nel 1994 per eleborare norme standard in ambito di sicurezza del settore ricreativo), ha precisato che si tratta di settori differenti, poiché quello sportivo è da intendersi in senso agonistico. Differente la finalità di quello ricreativo, che negli ultimi anni è cresciuto a seguito dell'interesse turistico verso l'archeologia subacquea.

 

Precisazione che ha effetto anche sull'oggetto principale: la legislazione. Oggi - ha ricordato Occhiuzzi - in mancanza di specifiche norme nazionali, nell'ambito della subacquea ricreativa vi sono regolamenti che variano da regione a regione, da cui la necessità per le organizzazioni di rappresentanza di cercare equilibri e interpretazioni convergenti.

 

Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare della Regione siciliana, nel corso del suo intervento sulla subacquea scientifica, ha evidenziato che questo settore si prevede crescerà nei prossimi anni a seguito delle nuove linee guida sulla tutela del patrimonio archeologico rinvenuto nei fondali marini. Invece di portare nei musei gli oggetti, si costruiranno infrastrutture museali sottomarine. E' una delle prossime sfide per l'archeologia subacquea, settore in cui la Sovrintendenza siciliana, avendo conseguito risultati notevoli in ambito organizzativo e progettuale, può considerarsi all'avanguardia a livello nazionale.

 

Nella seconda parte del convegno, interventi di Giorgio Anzil (DFP-Diver Fidelity Project - Italia e della rivista Deep), Eliana Mini per la rivista Subaqva e di Vincenzo Natalè, docente del Cedifop che ha parlato della formazione professionale degli Ots. Dagli interventi è emersa la necessità che tra formazione professionale e lavoro vi siano più automatismi nel riconoscimento delle qualifiche.

 

Il convegno si è protratto fino al primo pomeriggio, con altri interventi da parte dei relatori e da parte del pubblico, che ha partecipato in modo propositivo ai lavori. Alle conclusioni è apparso chiaro che le personalità presenti concordano sulla necessità che il mondo della subacquea necessita di un quadro normativo articolato nei vari ambiti: ogni settore - professionale, sportivo, ricreativo - dovrebbe avere una propria legislazione.
 
La preparazione degli operatori, degli imprenditori, dei dirigenti, è già ora fonte di prestigio per l'Italia. Una legislazione chiara e specifica per i vari settori della subacquea consentirebbe di trovare più spazio in ambito internazionale, a beneficio dell'intero sistema produttivo e formativo italiano.


di Ninni Radicini
 

 

Una legge per le attività subacquee

 

Tante anime che si fondono in un’unica voce per chiedere una legge che identifichi e tuteli la categoria degli operatori subacquei. Il 14 aprile il Cedifop, il centro studi diretto da Manos Kouvakis, ha organizzato a Palermo il convegno “Disciplina delle attività subacquee ed iperbariche - le basi per una nuova proposta legislativa”.

 

L’incontro, che si è svolto presso il Centro direzionale della Provincia, ha riunito, tra gli altri, molti rappresentanti delle tante categorie che coesistono all’interno dell’affascinante ma complesso mondo delle immersioni subacquee. Sportivi, Ots, palombari, guide, archeologi marini. Uomini e donne che amano il mare, che nelle profondità svolgono ruoli e mansioni diverse. C’è chi ci lavora e così si guadagna da vivere, chi semplicemente si tuffa sott’acqua per diletto. Tutti quanti, però, sono concordi su un punto, che li unisce e li mette d’accordo. In Italia esiste un vuoto legislativo, non c’è una chiara disciplina professionale che dica chi sono gli operatori subacquei e iperbarici e che poi li tuteli, per esempio,  in caso di infortuni sul lavoro. Questo vuoto va colmato al più presto, secondo loro.

 

Da qui il convegno. Un primo, importante passo per stilare la base di un disegno di legge nel settore, un documento rispondente alle esigenze delle diverse categorie di lavoratori subacquei. Per capire l’anarchia che regna nel settore, basti pensare che attualmente essi fanno riferimento a un decreto ministeriale, che risale al 13 gennaio 1979 su “Istituzione della categoria dei sommozzatori in servizio locale”, con cui nasceva un apposito registro tenuto dalle Capitanerie di porto. Poi basta. A parte un’integrazione del 1981 (che allargava ai cittadini europei e non più solo a quelli italiani la possibilità di iscriversi al registro), tutto è rimasto immutato, mentre nel resto del mondo i legislatori mettevano ordine al settore con provvedimenti e leggi.

 

Qualcosa, in realtà, i nostri politici hanno provato a farla. Negli ultimi dieci anni, a partire dal 1997, quattro proposte di legge sono state formulate, ma nessuna ha mai completato l’iter parlamentare e quindi è stata mai approvate. Ma anche questi disegni di legge sembrano insufficienti e inadeguati. L’ultimo in ordine di tempo, il testo unificato della C. 1219 Arrighi e C. 1698 L. Martini del 2005, che in alcune delle sue parti introduceva una grande confusione fra subacquea sportivo-turistica-ricreativa e subacquea professionale lavorativa, soprattutto per quanto concerneva le qualifiche e gli attestati di qualificazione professionale: “Noi riteniamo le attività subacquee turistico-ricreative totalmente separate dalle attività connesse ai ‘lavori’ subacquei - ha detto Gaetano Occhiuzzi, presidente dell’Adisub - I due settori si rivolgono ad un mercato completamente diverso”.

 

Il vuoto normativo crea una sorta di zona d’ombra in cui si insinuano facilmente fenomeni come quello del lavoro nero. A lamentare ciò non solo i sommozzatori, ma anche Antonio Parlato, presidente dell’Ipsema, che ha espresso tutta la sua preoccupazione: “I dati in nostro possesso - ha spiegato - indicano che troppo spesso chi lavora nelle profondità marine lo fa senza tutela a causa della discontinuità e disorganicità dell’attuale legislazione. Servono norme chiare”. Dello stesso avviso l’ammiraglio Ferdinando Lavaggi, comandante della Capitaneria di porto di Palermo, che ha ammesso le difficoltà operative che ogni giorno incontra: “Servono dei paletti, delle regole certe che ci permettano di concedere con più facilità, ma anche con più rigore, i permessi per le immersioni. Ma servirebbero anche per agevolare i controlli che facciamo per attestare eventuali irregolarità. Apprezzamento al convegno ha espresso l’assessore provinciale per le Politiche di coesione ed autonomie locali, Francesco Mangiaracina, che auspica “un maggior interessamento delle istituzioni a questo tema, vitale per la tutela dei lavoratori”.


di Salvatore D'Anna
Avvisatore Marittimo della Sicilia
del 15/04/2007