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MDD - aspetti farmacologici
04-01-15

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ASPETTI FARMACOLOGICI DEL PRIMO INTERVENTO IN CASO DI MDD.
 (estratti delle lezioni e degli interventi del seminario DAN Europe sul primo soccorso in caso di malattia da decompressione nell'immersione sportiva)


 La MDD è la diretta conseguenza della presenza, nel nostro organismo, di bolle, di fattori di compressione, di distruzione tissutale e di trombosi vascolare che agiscono come agenti estranei, scatenando una serie di reazioni biologiche.  
Gli incidenti decompressivi assumono forme diverse in funzione della collocazione e del numero delle bolle.  
Il trattamento mira alla soppressione delle bolle ed a combattere i loro effetti nocivi a breve e lungo termine, sia a livello locale che sistemico.
 
Mezzi terapeutici  
1 - L'immediata ricompressione è altamente raccomandabile ogni volta che sia possibile, ma non dovrebbe essere tentata ad ogni costo. La ricompressione in una camera monoposto ( che priva il paziente di tutti gli altri possibili mezzi di terapia d 'urgenza in caso di problemi cardio-respiratori ) rappresenta un 'alternativa rischiosa.
La reimersione dovrebbe essere evitata per le stesse ragioni ed, in più, per i rischi di ipotermia, il frequente aggravamento del quadro clinico e la perdita di tempo.  
2 - L' ossigenoterapia resta la terapia basilare. Dal punto di vista etiologico, migliora l'eliminazione di azoto; dal punto di vista dei sintomi, bilancia l’ ipossia dovuta ai disordini circolatori. Il dosaggio consigliato è il seguente: 100% di ossigeno senza intervalli se non per periodi di somministrazione prolungati per alcune ore. In questi casi si farà respirare aria per 5 minuti ogni ora.
Un aspetto interessante, ma controverso, dell'ossigenoterapia è la respirazione di ossigeno in acqua, come profilassi in caso di immersioni profonde o come ossigenoterapia ricompressiva in acqua, nei casi in cui sia impossibile raggiungere una camera iperbarica.
 
3 -Reintegrazione del volume plasmatico  
a) la semplice somministrazione di bevande può sembrare un mezzo assai modesto per reintegrare un' ipovolemia. Eppure questo metodo, basato sul metabolismo idrico, risulta molto utile quando non sia possibile fare altro. L' assunzione di bevande è rapidamente efficace, specie se somministrate a stomaco vuoto (come avviene di solito in questi casi) in quanto il trasferimento gastrico avviene in pochi minuti; il trasferimento al duodeno, al digiuno ed al plasma è altrettanto rapido, a causa del favorevole gradiente osmotico fra acqua e plasma. Per questo motivo si può raccomandare di assumere circa un litro d' acqua durante la fase iniziale del trasferimento, se il "paziente è cosciente e se non si prevede la necessità di una successiva anestesia.  
b) Liquidi endovenosi saranno sistematicamente utilizzati durante le fasi di trasporto sanitario assistito al centro iperbarico. I liquidi macromolecolari, in particolare il Destrano 40, sono stati ampiamente utilizzati a questo proposito. Uno dei più importanti vantaggi di questi liquidi è la loro azione di espansione del volume plasmatico, la loro azione anti aggregante sulle cellule ematiche (azione anti sludge), fluidificante e di inibizione dell' adesività delle piastrine.
Di frequente il Destrano 40 viene associato all'infusione di Ringer Lattato, con un effetto positivo per la reidratazione degli spazi intracellulari ed il riequilibrio idrico ed elettrolitico. Questa combinazione è attualmente preferita al solo Destrano 40.
 
4- Farmaci anti-infiammatori  
a) Anche se l' Aspirina possiede una reale azione anti-infiammatoria ad alte dosi, essa agisce principalmente come anti-aggregante piastrinico. Nonostante i risultati controversi di diversi studi clinici, la somministrazione di dosi modeste ( 5 mg pro Kilo di peso al giorno) comporta un effetto antiaggregante prolungato. Alte dosi possono avere effetti contrastanti.
L' azione di altri antiaggreganti ed antiinfiammatori è similare.
 
b) I Cortisonici possiedono anch' essi un' azione anti -infiammatoria importante ed, in particolare, è raccomandato l'uso dell'idrocortisone emisuccinato in dosi di 1- 2 grammi endovena. In ambiente anglosassone si preferisce I 'uso del desametazone, per il suo più lungo tempo d'azione.
 
5 -Terapia vascolare  
a) L' eparina fa parte della strategia terapeutica (nella prassi Francese, N.d. T.) poiché è frequente l'osservazione di coaguli. Però, la possibilità di emorragie è un problema importante. Nonostante la sofferenza venosa sia spesso causa di emorragie nei problemi midollari, è comunque meglio iniettare dosi moderate dopo aver controllato la coagulazione. Il trattamento deve mirare ad ottenere una coagulabilità normale.  
b) Anche se l'uso di farmaci vasodilatatori non sembra valido a priori, sostanze spasmolitiche come il buflomedil e la niceroglina hanno dato risultati interessanti nel modello sperimentale. Similmente la pentossifillina può migliorare la deformazione degli eritrociti a livello periferico e della microcircolazione polmonare, dove la possibilità di deformazione dei globuli rossi rappresenta un fattore importante dell' adeguatezza del circolo.
 
Schema terapeutico pratico  
Fin dal 1972, il comitato medico della Federazione Francese degli Studi e degli Sport Subacquei, ha elaborato un protocollo di trasporto sanitario d'urgenza per subacquei sportivi, basato sui principi farmacologici fin qui descritti.  
Dal punto di vista pratico, è stato raccomandato ai Circoli Subacquei di somministrare, in caso di emergenza: ossigeno + aspirina + bevande.  
L' evacuazione sanitaria del paziente permette di procedere ulteriormente con ossigeno, aspirina endovena (5rng/kg/die), idrocortisone (1-2g), Ringer Lattato7 Destrano 40 (1000 rnl/die).  
I risultati di questo protocollo, ad una valutazione dopo 10 anni di esperienza, sono stati molto soddisfacenti in 2/3 dei casi (valutazione al mo- mento dell' arrivo al centro iperbarico N .d. T.).  
Su 67 casi di MDD, 12 (18%) sono guariti, 33 (49%) sono molto migliorati. Nei 62 casi di maggior gravità (MDD tipo II), 12 (19%) sono guariti e 30 (48%) sono migliorati. 
Nei casi non trattati si sono avuti 8 recuperi parziali spontanei su 47 (17 %).