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convegno e proposta legge
24-06-15

Ferrero

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Interventi

Kouvakis Parlato Ferrero Melegari Occhiuzzi Gasparin Anzil Minì Natalè

Achille  FERRERO

Presidente CMAS
(Confédération Mondiale des Activités Subacquatiques)
(Roma)

Le origini e l’evoluzione degli aspetti normativi in ambito di competenza CMAS

Grazie Sig. Presidente,

e grazie per l’invito che onora la Confederazione.

E’ anche una occasione per rendere omaggio agli amici di una generazione ormai scomparsa perché a loro dobbiamo molto.

La subacquea deve molto. 

Parlare di Confederazione vuol dire parlare della fine degli anni ’50.

In quegli anni nascevano gli autorespiratori autonomi che lasciavano intravedere soluzioni e sviluppi diversi per la conquista del fondo del mare.

E’ in quel contesto che comincia la storia della Confederazione.

L’ 11 Gennaio 1959 a Monaco nasceva la Confederazione Mondiale delle Attività Subacquee C.M.A.S..

Ne furono membri fondatori le Federazioni di 15 Paesi.

Belgio,Brasile,Francia,Germania,Gran Bretagna, Grecia, Italia, Malta, Monaco, Olanda, Portogallo, Spagna, Svizzera, USA, Yugoslavia.

In quel giorno cominciò una straordinaria avventura.

Troppo grande e troppo intesa per essere raccontata brevemente, perché quegli uomini cui ho fatto prima riferimento, facendo confluire le loro esperienze personali in quel grande contenitore culturale che fu allora la Confederazione gettarono le basi per realizzare L’INSEGNAMENTO.

Il fermento era grande in tutti i Paesi.

In Italia, ad esempio, con il binomio Ferraro-Marcante cominciò, nella scuola di Nervi, il cammino della formazione dei “Subacquei”.

Subacquei “Tout Court” naturalmente senza una precisa separazione fra attività sportiva e professionale.

Una separazione, questa, che prenderà consistenza solo molto tempo dopo.

Ma, siccome qualcosa deve essere ricordato vi leggero come  in una bibliografia solo titoli e date dei verbali del Comitato Tecnico.

Sono argomenti che, oggi, potrebbero farci sorridere.

Sono, invece, le nostre radici.

1959 – Anno della fondazione – Tra i progetti di studio vi sono: 

1)         I primi limiti per la profondità

-         40 per i lavori normali e pesanti

-         60 per lavori leggeri

-         90 per l’osservazione

2)         La necessità di comunicare con segni visibili.

3)         La raccomandazione di usare il profondimetro, l’orologio e la bussola.

Oggi queste raccomandazioni sembrano le raccomandazioni della nonna , ma allora erano mirate a salvaguardare vite umane.

Tra le esigenze primarie è stato inserito anche lo studio di un programma e di un manuale di insegnamento.

Già nel 1960 però queste esigenze  si scontrano con la dura realtà dei fatti – perché, come ricordava il segretario, il Comitato Tecnico funzionava solo con i fondi personali .

Ad ogni modo si auspica un contatto con l’industria per suggerire soluzioni tecniche riguardo la sicurezza.

Nel 1962 Luigi Ferraro preoccupato che il tecnicismo facesse dimenticare gli elementi di base, raccomandava di controllare che gli allievi fossero prima di tutto dei buoni nuotatori.

Nello stesso anno si fa una prima verifica degli incidenti.

Il numero è preoccupante : 27 in Francia e 80 negli Stati Uniti.

Nella maggior parte di questi incidenti il subacqueo era solo, da qui la raccomandazione di essere sempre in compagnia di altri subacquei.

Emerge anche la necessità di fissare delle norme internazionali per quella che è stata chiamata la “categorizazione” dei sommozzatori.

In questo contesto di classificazione si comincia a parlare dell’utilizzo delle miscele che, ne erano certi, sarebbero state la base per le attività future.

Nel 1967 due fatti caratterizzano i lavori del Comitato Tecnico.

Lo studio dell’equipaggiamento con la raccomandazione di collaborare con i professionisti e lo studio di un brevetto internazionale.

Mantenendosi su questa linea Duilio Marcante chiede, che nella Commissione di Insegnamento siano inseriti anche uomini che operino fuori dal Mediterraneo.

Nel 1969 si ritorna al dialogo con l’industria   la cui attenzione veniva sollecitata per quanto riguarda le valvole e le connessioni erogatori-bombole.

Sulla base delle diverse esperienze si era ormai arrivati ad una visione globale delle necessità e si operava come parte importante nello sviluppo tecnico.

Nella sostanza in quei dieci anni si stava realizzando quello, che io penso, sia stata la prima e più grande trasformazione nella formazione degli sportivi. Come venivano catalogati i subacquei.

Oggi è normale e facile parlare di tecnici, di allenatori, di scuola dello Sport, anche a livello universitario ma allora non era così.

Al contrario in tutti quegli anni vi è stata una costante  la mancanza dell’intervento o anche solo dell’attenzione delle autorità.

Pensate a quanta differenza dalla affermazione del Presidente del Comitato Tecnico Oscar Gugen:  “…la nostra organizzazione ha un futuro così grande che sarebbe difficile oggi prevedere tutte le future implicazioni possibili” .

Nonostante questa pesante  assenza  noi subacquei abbiamo creato una metodologia di insegnamento che prevedeva per tutti l’obbligo della conoscenza di alcune regole scientifiche – la fisica per esempio ma non solamente. Abbiamo introdotto anche il concetto di Standards Minimi che soddisfaceva le esigenze di Paesi molto differenti tra loro. Abbiamo fatto tutto quello che  potevamo per coinvolgere ed informare.

In qualche maniera abbiamo introdotto la cultura.

Questa è stata la grande innovazione.

E la pedagogia che avevamo inventata è stata messa al servizio di tutti – di tutto il mondo.

Io penso che questo è un passaggio estremamente importante nella nostra storia di subacquei.

E’ il fatto nuovo. Andavamo contro tendenza.

Alle istituzioni abbiamo dato.

Era, è stato un modo di fare e di sentire che ci ha sempre accompagnato.

Come quando il 12 ottobre 1964 a Genova abbiamo simbolicamente preso possesso del fondo del mare in nome di tutta l’umanità con il patrocinio delle Nazioni Unite.

Un gesto di grande  lungimiranza il cui significato si è accresciuto nel tempo.

E’ stato un comportamento che abbiamo dignitosamente osservato anche quando ci è stato chiesto di fare un passo indietro  in occasione di una importante Pubblicazione.

Edita (On Behalf of the World Underwater Federation “(C.M.A.S.)” e quasi come una beffa “Sponsored by CMAS:

Nella sostanza abbiamo pagato noi.

La pubblicazione era Scientific Diving – a General Code of  Practice.

Nonostante queste difficoltà non abbiamo mai rallentato il nostro impegno per sviluppare attività e sicurezza.

Sappiamo guardare al futuro, a nuove posizioni nelle quali investire nuove esperienze.

Vorremmo essere con voi per esplorare nuove posizioni.

Saremo comunque certamente con voi in questo impegno legislativo.

Come vi ho detto anche noi abbiamo sperato in una maggiore attenzione da parte del legislatore nei confronti di questa materia.

Purtroppo così non è stato, Almeno in Italia.

Relegandoci di fatto a posizioni di secondo piano con tutti i risultati  negativi in termini di immagine, ed anche di posizionamento economico.

E’ uno strano Paese il nostro dove il NON FARE è assurto a sistema.

E’ un Paese che reclamizza, enfatizza la costituzione di commissioni, di tavoli di lavoro, di incontri programmatici che, però, hanno in comune una strana alchimia aritmetica:

Ad ogni incontro ci si trova sempre al punto di partenza.

E’ sempre la prima volta.

Oltre non si va lasciando poi spazi ad entità che non possono – o possono poco, incidere a livello internazionale.

Ormai  una proposta legislativa – è una esigenza.

Con la sua mancanza abbiamo già pagato un prezzo elevato ed ora corriamo il rischio di una emarginazione definitiva.

Mi auguro, auguro a tutti noi, di riuscire.

Dobbiamo riuscire perché il nostro Paese è certamente tra quelli che più hanno dato in termini di entusiasmo capacità e cultura.

Io penso che sia giunto il momento di riprenderci il NOSTRO PRESTIGIO.

Grazie e tanti tanti auguri.

La C.M.A.S. è con voi

 Achille Ferrero

(Presidente C.M.A.S.)

 

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