CEDIFOP news articolo 127 - WEBSITE X5 UNREGISTERED VERSION - cedifop

Vai ai contenuti

Menu principale:

CEDIFOP news articolo 127

CEDIFOP news > 2012
Differenze fra la subacquea ricreativa ed industriale

CEDIFOP news n. 71 - Maggio 2012 - articolo 127
Differenze fra la subacquea ricreativa ed industriale
(di Manos Kouvakis)

Open Water Diver, Advanced Open Water Diver, Emergency First Response, Rescue Diver, Divemaster e poi istruttore subacqueo. Ecco un percorso della subacquea sportivo/ricreativa per diventare da appassionato ed inesperto un semiprofessionista (Divemaster) e successivamente un professionista (istruttore) in questo settore.

Nessuno penserebbe di “saltare” i livelli obbligatori in questo percorso, passando direttamente alla qualifica di Divemaster o di Istruttore senza prima acquisire i livelli intermedi previsti.

Ma quello che sembra ovvio e normale nella subacquea sportivo/ricreativa, diventa di difficile comprensione (purtroppo solo in Italia) se si applica all’altro scomparto della subacquea che è la subacquea industriale. Scomparti diversi fra di loro per la tipologia delle attrezzature usate, le tecniche di immersione, ma principalmente per i concetti base.
Facciamo alcuni esempi: l’uso dell’erogatore, normale nella subacquea sportiva, va considerato pericoloso, quindi “vietato” nella subacquea industriale.

Analizziamo il perché: l’operatore, inserito nella categoria dei metalmeccanici (sia in Italia che nel resto del mondo, come qualifica), è un lavoratore in un cantiere subacqueo, dove come in tutti i cantieri di lavoro, esiste la probabilità di un incidente durante il quale l’operatore può anche restare privo di sensi. Ora l’uso dell’erogatore può mettere in serio rischio l’incolumità dell’operatore, mentre “l’uso di idonei caschi che consentano la respirazione” (previsti in Italia sin dal 1992 dall’ Ordinanza n.77 della Capitaneria di Porto di Ravenna), può scongiurare questo pericolo.

La stessa ENI spa, nel documento Lettera HSE/SIC Prot. 16 del 21/5/2008 dal titolo "REQUISITI HSE PER I SUBAPPALTATORI DI LAVORI SUBACQUEI" scrive testualmente:
“Gli autorespiratori autonomi ad aria (A.R.A.) presentano limiti e difficoltà intrinseci (le immersioni con attrezzatura subacquea alimentata dalla superficie costituiscono il metodo più sicuro e da preferire per le operazioni subacquee). Le attrezzature A.R.A. pertanto, non dovranno essere utilizzate nelle attività subacquee legate a costruzione, riparazione e manutenzione.”
Anche il concetto dell’immersione in coppia è una tecnica obbligatoria solo nella subacquea sportivo/ricreativa, ma non nella subacquea industriale, dove è possibile l’immersione anche di un solo operatore, per postazione, ma con una intera squadra che lo assiste e monitorizza dalla superficie (comunicazione, trasmissione aria, gestione ombelicale/cima, standby ecc).
Nella subacquea industriale possiamo parlare di immersioni in SCUBA (Self Contained Underwater Breathing Apparatus), cioè aria presa da una bombola alle spalle e di immersione in SURFACE, cioè aria presa tramite un cavo ombelicale dalla superficie.
Faccio un semplice esempio per sottolineare la differenza: Un operatore che usa un casco rigido o morbido, collegato ad una bombola alle spalle è in Scuba, collegato con un ombelicale alla superficie è in Surface, lo stesso se usa un granfacciale, se collegato con la bombola è in Scuba, con la superficie tramite ombelicale è in Surface. Un operatore in immersione con l’erogatore è semplicemente “fuori norma” se l’immersione rientra nei parametri della subacquea industriale (immersione di attività lavorativa all’interno di un cantiere subacqueo).

Il contatto con la superficie, nella subacquea industriale, è obbligatorio e deve essere costante e continuo fra la squadra di superficie e l’operatore in immersione. Ciò avviene tramite il cavo ombelicale se è previsto (immersione in Surface), diversamente con una semplice cima (immersione in Scuba), che collega l’operatore in immersione con la squadra in superficie. Anche qui, la motivazione è principalmente la sicurezza; anche se l’immersione avviene in area portuale ad una profondità di qualche metro, siamo sempre all’interno di un cantiere dove può capitare un incidente che potrebbe coinvolgere l’operatore in immersione che può restare svenuto e intrappolato. Ora dalla superficie non sempre è possibile conoscere la posizione esatta dove si trova l’operatore in immersione, e in una eventuale ricerca, anche alcuni minuti per individuarne la posizione, possono risultare fatali per l’operatore che ha bisogno di un aiuto immediato. Mentre il collegamento, anche con una semplice cima, permetterebbe allo standby di intervenire, individuando immediatamente la posizione dell’infortunato, seguendo semplicemente la cima o l’ombelicale, offrendo assistenza immediata, che a volte può fare la differenza. Inoltre la cima può essere usata anche per una elementare comunicazione con la superficie.

Mi viene in mente l’incidente subacqueo, del 24 febbraio 2012, dove l’operatore che stava riparando una boa alla profondità di 20 metri, ha avuto un improvviso malore ed è stato recuperato privo di vita alla profondità di 50 metri. A voi le riflessioni sull’accaduto.

La stessa IMCA sconsiglia l'uso di SCUBA (e vieta l’uso dell’erogatore) nel modulo D014 dal titolo “IMCA International Code of Practice for Offshore Diving”, capitolo 7.3.1., perché presenta dei limiti intrinseci e non è adeguato, mentre nel modulo IMCA D033 dal titolo “Limitations in the Use of SCUBA Offshore”, rimanda l’utilizzo delle pratiche in SCUBA per il solo inshore (AODC065), (anche qui esclude l’uso dell’erogatore), criticando comunque questa tecnica, per la limitazione della quantità di aria che il subacqueo può portare con se, in particolar modo se il diver sta lavorando sodo, respirando affannosamente. Inoltre il diver incontrerebbe un maggiore impedimento nei movimenti in ambienti ristretti aumentando la probabilità di rimanere impigliato; in tal caso la modalità in Surface fornirebbe aria illimitata finché il problema non si risolve. Anche nel caso di decompressione con l’ausilio del computer, tarato per le immersioni ricreative, può a volte non essere affidabile per i più pesanti tipi di lavoro che si affrontano in questa attività. Al contrario, un subacqueo che sta utilizzando attrezzature e tecnica di Surface ha un continuo monitoraggio dalla squadra di superficie, durante lo svolgimento delle sue attività.
Il supervisore può quindi controllare il tempo che trascorre il diver ad una determinata profondità e garantire che adeguate procedure di decompressione vengano eseguite in maniera corretta. IMCA sottolinea inoltre che la maggiore mobilità vantata da un subacqueo in SCUBA potrebbe creare situazioni di pericolo nel caso di immersioni in mare aperto con forti correnti, dove in presenza di una situazione di emergenza il collegamento con la superficie può risultare determinante.

Si può facilmente capire che i concetti di base delle due tipologie di immersioni sono assolutamente diversi, niente di più pericoloso che voler mischiare i concetti e provare ad addestrare gli operatori a fare attività della subacquea industriale con tecniche della sportiva, cosa a cui purtroppo spesso assistiamo con risultati che spesso parlano di vittime, che in moltissimi casi potevano essere evitate.

Poi assistiamo alle solite reazioni, con la presentazione di qualche interpellanza in parlamento, ogni volta che un evento luttuoso riempie le cronache dei giornali, ma sono ben poca cosa e non risolvono un grave problema che coinvolge vite umane, in incidenti spesso evitabili, causa anche della legislazione vigente formulata da più di 30 anni.



 
Torna ai contenuti | Torna al menu